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Allevare l'Organetto


Altri e numerosi articoli sono stati scritti sull'allevamento dell'Organetto, ma anch'io voglio fornire un contributo personale, poiché sono certo che lo scambio di esperienze sia una sorta di linfa vitale per gli allevatori, che possono così confrontarsi e mettere a punto una tecnica di allevamento quasi perfetta.
L'Organetto in natura
E' un grazioso fringillide brunastro di circa 13 centimetri
Adulti: se ne conoscono parecchie varietà che differiscono l'una dall'altra per piccoli particolari.
Il 
Carduelis flammea cabaret, tipico della Gran Bretagna, è leggermente più piccolo del fringuello ed è bruno-rossiccio sul dorso, con fronte
rossa, mento nero e duplice barra alare color camoscio (il maschio ha petto e groppone rosa).
Il 
C. flammea flammea, nativo della Scandinavia, è lievemente più grande e notevolmente, più chiaro, con duplice barra alare bianca.
Il 
C. flammea rostrata, originario  della Groenlandia, è ancor più grande e
più scuro, col becco più robusto.
La corta coda biforcuta è una caratteristica generale. Poca e a volte impercettibile la differenza tra giovani maschi e femmine. Il maschio adulto ha il petto rossastro, colorazione che interessa soltanto la calotta nella femmina. 
Juvenes: i giovani della varietà cabaret portano una minuscola macchia grigia sul mento, non hanno tinteggiatura rossa sulla testa e mostrano le parti ventrali più pesantemente striate che non gli adulti.
L'Organetto risiede nelle foreste di conifere di tutt'Europa e parte dell'Asia
In natura si riproduce da fine Aprile a Luglio, in concomitanza con la fioritura delle numerose erbe prative di cui si ciba, anche se non disdegna qualche insetto che raccoglie direttamente sul terreno.
Esperienze d'allevamento
Da qualche anno possiedo numerose coppie di organetti delle sottospecie Cabaret e Rostrata, con relative autorizzazioni alla detenzione, concessemi dalla Provincia di Foggia.
Il mio primo impatto con questo grazioso fringillide risale ai mondiali di Pescara, dove acquistai una coppia di nero bruni da Dino Dorigo. Poi il vero amore agli Internazionali di Bari, dove conobbi un grandissimo allevatore, Domenico Carlomagno, serio e mai parco di consigli. Da lui acquistai il mio primo "portatore", un maschio ancestrale che, accoppiato ad una splendida "bruna" ha dato origine ad un buon ceppo di Organetti Cabaret. Premi su premi alle mostre, locali ed internazionali, la passione per questo piccolo fringillide è cresciuta progressivamente. I pulli di Cabaret, bellissimi, attiravano l'attenzione dei numerosi visitatori del mio allevamento. Insieme all'amico Angelo Piteo abbiamo messo su dodici coppie che solo a guardarle danno soddisfazione. Qualche ac
quisto in Belgio, quattro soggetti mutati della sottospecie Rostrata e l'allevamento era fatto!

L'organetto  è un animale molto delicato ma, se ben tenuto, risulta essere longevo. Per quel che riguarda l'alimentazione, ai miei soggetti fornisco una dieta base composta da una miscela i per canarini, con aggiunta di un misto per Diamanti di Gould, Perilla, Lattuga bianca e una manciata di miscela per indigeni.
Nel periodo di riposo fornisco del pastoncino del commercio secco al quale, durante la preparazione alla stagione riproduttiva, aggiungo un po' di pastone per insettivori e degli integratori di tanto in tanto, per fornire quell'apporto vitaminico che in natura trovano svolazzando qua e là . Non manca mai nelle gabbie dei miei soggetti il grit e il carbone vegetale, imprescindibili nei periodi della cova e della muta. Centocchio, Borsa del Pastore, Dente di Leone e Cicoria selvatica sono molto graditi. 
Per stimolare i novelli ad esercitare il becco, una spiga di panìco è un vero toccasana. 
Nel mese di Marzo -nella mia Foggia la bella stagione arriva molto presto- le organette incominciano freneticamente a portare nel becco materiale mentre i maschi cantano (una melodia flebile, ma piacevole). Questo andirivieni continua anche per settimane, poi d'improvviso un nido perfetto e le uova. I maschi divengono un po' turbolenti e disturbano le compagne intente a covare, perciò sarebbe meglio tenerli sotto controllo, per evitare qualche spiacevole inconveniente (uova rotte, nidi sfilacciati, ecc…). 
Le femmine sono buone covatrici ed imbeccatici. C'è sempre, tuttavia, qualche malandrina che depone regolarmente ma di sedersi sul nido non vuol saperne. 
Di norma evito di usare canarine come balie, perché preferisco selezionare un ceppo che provveda da sé alle cure parentali.Cercando di "infrascare" il nido con rami di Pino, Abete o Cipresso, di solito il problema-cove si risolve da sé. Dopo undici - dodici giorni, le uova (da tre a sei, ma a volte anche sette - otto) si schiudono. I piccoli si rendono indipendenti a circa 25 giorni. A questo punto un piccolo consiglio: evitare di fornire un'alimentazione troppo riscaldante durante la cova (Canapa, Niger, Avena, Camole). Essendo un animale a fattore rosso, l'organetto deve essere colorato. A circa 40 giorni utilizzo del colorante rosso nel pastoncino. 
Per riconoscere i maschi (che solo al secondo anno porta il colore rosso sul petto), uso togliere qualche piuma dalle zone d'elezione e aspettare che ricresca.Visto che sono certo di aver raggiunto un limite massimo di righe da scrivere, spero di ricevere le vostre esperienze di allevamento per poter collaborare e crescere insieme. 

Alla prossima!